“PANDEMIA”

LA PAURA GUARDATA IN FACCIA SI TRASFORMA IN CORAGGIO

di Federico Mantovani

 

Chi di voi, ha visto un film di fantascienza dove non si è fatto largo uso di batteri, virus ed epidemie varie per creare storie più o meno (in)verosimili. Nel 2011 il regista Steven Soderbergh gira il film “Contagion” immaginando un virus che sconvolgeva il mondo, da continente a continente. Una credibile messa in scena delle dinamiche sociali che possono mettersi in atto durante una pandemia globale. Le analogie tra “Contagion” e l’attuale pandemia del Coronavirus sono veramente tante a partire da dove nasce.

Nella vita reale, il Coronavirus sta contagiando tutto il pianeta, si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata, ma secondo nuovi studi scientifici la diffusione del coronavirus potrebbe avvenire anche attraverso l'aria, e non soltanto con il contatto. Nel film risuona il monito: “Non toccare nessuno, non parlare con nessuno, sta lontano da tutti”. Oggi viviamo lo stesso monito, la distanza sociale diventa molto importante per contenere il contagio.

Chiunque può essere infettato, anche medici e specialisti. In Italia purtroppo sono 13.500 gli operatori sanitari contagiati che operano in prima linea, e al momento si contano anche 100 medici morti per Coronavirus. Grazie al cielo però, il tasso di mortalità messa in scena dal film “Contagion” è ben lontano da quello odierno.

Come sappiamo l’uomo moderno tende ad avere il controllo delle cose, la sua intelligenza e le sue capacità gli hanno permesso di sviluppare ciò che ha sviluppato, e di controllare l’ambiente circostante a sé. Sviluppando la scienza ci siamo illusi di controllare tutto, ma ben sappiamo che proprio la nostra mente e le nostre reazioni sono quelle meno controllabili. E qui entra in gioco la paura di questo periodo.

Sì…. la paura che ci spaventa o quella che vogliamo reprimere dentro di noi, rendendola veramente nemica. Gli antichi Sumeri avevano inciso su una tavola questo motto: “la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio, la paura evitata diventa timore… panico”. Loro l’avevano capito migliaia di anni fa, invece l’uomo moderno tende a controllare tutto attraverso la ragione e la razionalità.

Oggi con questa Pandemia è il momento di utilizzare una razionalità che va oltre la razionalità ordinaria perché non è un fenomeno ordinario. La paura è quella che maggiormente determina, più di altra forma di relazione con il mondo esterno e interno, le nostre reazioni. La domanda è, come facciamo ad incrementare la paura positiva rispetto a quella negativa. Noi tendiamo ad escludere tutto quello che ci porta dolore, che ci dà fastidio, che ci dà senso di incapacità, ma nel fare questo, purtroppo alimentiamo le nostre paure e questo perché esse sono vere. Quindi ci auto-inganniamo sui nostri limiti. Anche il pensiero positivo con la paura può essere disastroso, anzi l’alimenta. Provate a dire ad una persona che ha paura: “Pensa positivo e fai quella cosa”. Vedrete che essa si spaventerà ancora di più. Pensare positivo è molto utile per altri fenomeni, ma non per la paura. La paura mal gestita e incompresa ci paralizza, e può portarci a non tirare fuori il nostro vero potenziale.

Per riuscire a trasformare le nostre reazioni di paura in qualcosa di costruttivo, dobbiamo privarci di quelle certezze fondamentali nella nostra vita, per poi confrontarci con i nostri limiti riconoscendoli come tali (MURI), cercando di fronteggiarli e di superarli dandoci un obiettivo, sfruttando la paura e non altri meccanismi. A quel punto la fiducia acquisita sarà un valore aggiunto e la paura nostra amica. Ricordiamolo, ogni giorno la paura ci salva: ci mette in sicurezza, ci allerta quando c’è un problema, attiva le nostre funzioni e velocizza le reazioni, permettendoci di reagire prontamente e anche in modo corretto. Senza paura saremmo degli spericolati totali, privi di qualunque accortezza e inibizione; ma, più in generale, saremmo privi del più efficace sistema di allarme di cui disponiamo. C’è una cosa fondamentale quando si parla di paura e di coraggio…. che per ridurre una paura… ci vuole una paura più grande. Se noi ci costruiamo una paura più grande, inibiamo la paura corrente. Ad esempio, se io devo affrontare una situazione che mi spaventa, invece che dirmi “dai che ce la fai, dai che ce la fai, metticela tutta che ce la fai”, che solitamente non funziona, posso ricercare lo stimolo dicendo a me stesso “se non faccio questa cosa, la mia situazione dopo peggiorerà…”

Il cambiamento è una delle cose più difficili da attuare, perché costruito sulle abitudini, e quindi dove c’è cambiamento c’è resistenza, possiamo però vivere questi momenti come una magia tecnologica (vedi lo Smart-Working).

Detto questo, credo che l’azienda MIX abbia vissuto e stia vivendo in pieno tutte queste interazioni di paure, che le hanno iniettato spirito di resilienza, che stia interpretando un cammino di cambiamento per affrontare il futuro.

Un augurio di Buona Pasqua a tutti voi

Federico Mantovani
MIX Designer